PACCHI E FORTUNA

PACCHI E FORTUNA

L’Italia è una repubblica, il suo sistema politico si basa sul lavoro come elemento fondante.

Non sono un esperto di costituzione, ma una delle interpretazioni che mi sento di formulare è quella del diritto/obbligo di lavorare, diritto perché il lavoro ci fa sentire dignitosamente integrati nella società, obbligo perché con il lavoro si producono beni o servizi utili anche agli altri, insomma un delicato equilibrio che tiene in piedi un sistema democratico ed eticamente impostato. Lavoro economicamente riconosciuto in base all’impegno, la professionalità e l’utilità sociale.

Programmi (che in realtà evito per i motivi a seguire) come “La ruota della fortuna”, “Affari tuoi”, “Chi vuol essere milionario”, tanto per citarne solo alcuni, elargiscono quantità di denaro spropositate che solo legate, in massima parte, alla fortuna.

Elargire denaro in maniera spropositata, in questo modo, ritengo personalmente, sia un crimine dal punto di vista etico, è evidente che viene a mancare quell’equilibrio tra il lavoro e corretto riconoscimento economico.

Non è raro sentire, addirittura al telegiornale, che l’emittente si vanta per la grandiosità dei monte premi elargiti, siamo veramente al delirio. Per non parlare di giochi tipo il superenalotto, gioco pubblico dello stato, che sponsorizza attività eticamente e costituzionalmente discutibili, che inducono anche a patologie quali la ludopatia oltre a demotivare i giovani al lavoro.

Giocare, rischiare, rientra nelle attività umane, e sono normali solo in caso si elargizioni modeste, ovvero premi che ammontino a massimo un anno di stipendio di un medio lavoratore, già questo sarebbe un gran bel regalo, il regalo equivalente di un anno di lavoro ad uno che ha avuto un semplice colpo di c**** “fortuna”.

I mass media propongono ed omologano attività e programmi che eticamente sono devastanti, e quando i fenomeni diventano “di massa” diventano “normali” ed è qui che il rischio diventa inaccettabile, oggi vincere centinaia di migliaia di euro è diventato “normale”.

Tra l’atro i montepremi esorbitanti, nascondono l’enorme incapacità, da parte dei produttori, di creare contenuti interessanti che possano catturare l’interesse del pubblico con premi eticamente adeguati.

Questo clima di incertezza, di demotivazione all’impegno, in quanto non più rilevante ai fini del guadagno e realizzazione personale rende oggi la vita è molto difficile, soprattutto per i giovani.

Per un giovane, vivere in una società dove la mattina ti svegli e poi ritrovarti povero o ricco, senza motivo, non legato all’impegno individuale, alla possibilità di programmare un futuro, ma semplicemente al caso, al fatto di indovinare il numero di fagioli in un barattolo, non costituisce un buon esempio, anzi forte elemento destabilizzante.

Oggi ci sono le baby-gang, violenza, suicidi, destabilizzazione sociale, ebbene, sono fermamente convinto che un “banale pacco” è un tassello, che insieme a molti altri, contribuisce sostanzialmente a questi fenomeni.

Un “pacco” in meno può salvare una vita.


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