Si discute in questi giorni dl eliminare il tetto massimo di 240.000 euro (annui) degli stipendi pubblici e di costituzionalità dell’eventuale provvedimento.
E’ normale vietare alle donne di guidare la macchina, è normale vietare alle donne di frequentare le scuole ecc..,
Certo, è normale in alcune culture.

La normalità può costituire, paradossalmente, il rischio maggiore per una cultura/democrazia, perché comporta una accettazione acritica dello stato di fatto, perché è appunto ritenuto normale.
Ebbene, in Italia è normale che gli stipendi di alcuni dipendenti pubblici siano stratosferici, e sopra tutto che alcuni enti (Regioni) possano aumentare a piacimento gli stipendi dei “dipendenti” avviene solo nelle monarchie, nella schiavitù.
Bene, allora è anche normale non andare a votare sino a la legge non preveda che gli stipendi pubblici non siano indicizzati, ovvero al massimo di tre volte lo stipendio medio degli italiani (operai ed impiegati), se gli stipendi di operai/impiegati aumentano, aumentano anche quello dei dipendenti pubblici altrimenti viceversa.
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, ed è implicito il concetto di proporzionalità, uno che “guadagna” 240’000 euro non lavora 10 volte di più di un muratore!
Questa è democrazia!
Un cittadino benestante


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