Caso Ramy

Viviamo la nostra esistenza, istante dopo istante, valutando rischi/opportunità o vantaggi/svantaggi; se abbiamo fretta percorriamo quella curva in macchina in velocità con il vantaggio di arrivare prima ma accentando il rischio di uscire di strada, parliamo con una persona in modo aggressivo accettando il rischio di una reazione, decidiamo di effettuare un furto, se va bene ne guadagniamo ma accettiamo anche il rischio di essere oggetto di sanzioni penali, qualunque attività che facciamo, per quanto banale, momento per momento è soggetta a questa imprescindibile logica di valutazione. Siamo direttamente responsabili di ogni nostra azione con il relativo rischio valutato più o meno consapevolmente.

Ramy si trova di fronte ad un posto di blocco, più o meno consapevolmente valuta il rischio e decide di non fermarsi, valutando l’opportunità di farla franca ma accettando, per contro, i rischi conseguenti. Peraltro effettuando una autodichiarazione di colpevolezza (se non colpevole di qualcosa si sarebbe fermato).

Ramy intraprende una corsa folle, ad elevata velocità , non considerando i semafori rossi, ancora una volta valutando eventuali benefici (maggiori possibilità di fuga) ma anche accettando il rischio di falciare/uccidere persone lungo il suo percorso.

I carabinieri, di fronte alla dichiarazione di auto colpevolezza, di fronte al reato (Resistenza a pubblico ufficiale) per non essersi fermato, iniziano l’inseguimento con lo scopo di fermare il soggetto, considerando che potrebbe trattarsi di qualcuno che fugge perché abbia commesso precedentemente atti molto gravi (furto, spaccio di droga, rapina, violenza sessuale).

Lo scopo dell’inseguimento è fermare lecitamente con ogni mezzo la persona sospetta, sorpassando e intercettando il mezzo, speronandolo, sparando agli pneumatici ecc…

Fermare un potenziale soggetto pericoloso è a tutela della sicurezza pubblica, è un atto dovuto dei carabinieri, i quali, peraltro mettendo a repentagli la loro incolumità.

Nulla si può rimproverare alle forze dell’ordine, alle quali anzi dobbiamo essere grati per i rischi che si sono assunte e con lo scopo di salvaguardare la sicurezza pubblica.

Il problema non è se i carabinieri hanno o no speronato lo scooter, il che è perfettamente lecito, come è lecito compiere qualunque azione volta a fermare il veicolo (il cui conducente rimane responsabile di tutti i rischi connessi per se e per gli altri).

Il tutto rimane lecito purché manchi da parte delle forze dell’ordine la volontà di uccidere, ipotesi remota e da escludere salvo dimostrazione contraria.

La morte di Ramy è dovuta ad un incidente la cui causa primaria sono state le sue scelte, potendo escludere con certezza la volontà di uccidere da parte dei carabinieri.

Ramy con lo sfondamento del blocco e la fuga si è assunto un grande rischio, causando dolore ai suoi familiari e a tutte le persone coinvolte nella vicenda.


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